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E’ davvero “Basta off-road”?

Il decreto del 28 ottobre pubblicato in Gazzetta Ufficiale ha suscitato grande tumulto nel mondo degli appassionati del fuoristrada, sia a due che a quattro ruote.

 

Ad una prima lettura il decreto sembra vietare la viabilità au strade forestali e silvo-pastorali a qualsiasi tipologia di veicolo. Basta entrare nei gruppi facebook o telegram dedicati al mondo off-road, od anche nei forum per vedere che bagarre si sia creata da questo decreto, soprattutto per le male interpretazioni che ne sono scaturite.

Addirittura qualche giorno fa è nata una petizione online che mira a raccogliere 35.000 firme per chiedere l’abrogazione del decreto. Ideatore e promotore è Ugo Filosa, ideatore e realizzatore dei soccorsi in moto durante il terremoto di Amatrice.

E quasi 33mila appassionati hanno già sottoscritto l’ appello.  Proviamo a fare chiarezza.

Off-road. Tipologie di strade

Forse non tutti sanno che le strade off-road sono classificate in diverse tipologie. L’ articolo 3 del decreto ne  illustra la classificazione, prevedendo due macro-categorie (viabilità principale e viabilità secondaria). A loro volta queste due aree sono suddivise in:

Strada forestale e silvo-pastorale di primo livello (viabilità principale, con superficie stabilizzata o migliorata, transitabile con autocarri, autotreni, trattori e rimorchi di grandi dimensioni);

Strada forestale e silvo-pastorale di secondo livello (viabilità principale, con superficie stradale stabilizzata o migliorata, transitabile con autocarri, trattori, macchine operatrici di piccole e medie dimensioni, automezzi a trazione integrale);

Piste (viabilità secondaria, con superficie stradale naturale o migliorata, transitabile con trattori, macchine operatrici forestali specializzate, veicoli fuoristrada);

Percorsi pedonali e per animali da lavoro (viabilità secondaria, con superficie naturale, transitabile da pedoni e animali).

Ricordiamo che la maggior parte di queste strade sono già soggette a divieti nella maggior parte dei casi tramite ordinanze comunali, provinciali o regionali.

Cosa dice il decreto

Da una prima lettura sembra che l’accesso a queste strade diverrebbe consentito solo a mezzi di soccorso o preposti alla manutenzione o muniti di permessi speciali.

Questa lettura nasce dall’ articolo 2 del decreto, che recita: “indipendentemente dal titolo di proprietà, la viabilità forestale e silvo-pastorale e le opere connesse sono vietate al transito ordinario e non sono soggette alle disposizioni discendenti dagli articoli 1 e 2 del Codice della Strada”.

Le vie forestali non sono più considerate soggette al Codice della Strada e di conseguenza è concesso il transito solo ai mezzi autorizzati dal decreto di cui parliamo. Stop dunque a moto, auto, quad e persino bici, comprese le e-bike.

Il Decreto vieta il transito a chiunque, anche a eventuali proprietari dell’area in oggetto. Si tratta di un’interpretazione ovviamente letterale, ma che di fatto vieta a qualsiasi mezzo il passaggio in tali aree.

Off-Road. Quali ripercussioni?

Se un’ oscenità del genere fosse reale l’ impatto, anche economico, sul territorio italiano sarebbe gravissimo. Il comparto off-road macina infatti grandi numeri non solo in termini di appassionati, ma anche di attività ad esso legate. Basta citare la famosa Via del Sale ed a tutti i tour ad essa collegati, che comprendono anche attività correlate di ristorazione e hospitality. Ma anche a regioni come il Trentino Alto Adige che sempre più negli ultimi anni ha puntato ad avvicinare i propri territori ad appassionati dell’ off-road.

E che dire delle manifestazioni, numerosissime in tutta Italia, che ci vedono anche ai vertici internazionali come nelle gare di enduro?

Nota del MiPAAF (Ministero Politiche Agricole, Alimentari, Forestali)

In realtà il Decreto rimanda di fatto alle Regioni, come già faceva il Decreto nr.34 del 2018, il compito di regolamentare l’ off-road. Il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha comunque dovuto emettere la nota interpretativa al decreto  che sotto riportiamo per cercare di smorzare i toni.

“È opportuno rammentare che la competenza primaria in materia è delle Regioni, ed ogni regione e provincia autonoma ha già una sua legge regionale che disciplina gli aspetti strettamente tecnici e la fruibilità di tali viabilità. Il decreto si muove nell’ambito delle previsioni dell’articolo 9 del Testo unico delle foreste e filiere forestali del 2018 (D.lgs. n. 34/2018), in vigore già da anni, senza alcun contraccolpo sul tema della fruizione della viabilità forestale.
Nulla si innova in merito al transito autorizzato sulla predetta viabilità, fermo restando che, come espressamente previsto all’articolo 2, comma 3 del decreto, le strade e le piste forestali non sottostanno ai criteri di sicurezza previsti per la viabilità ordinaria, poiché si tratta di viabilità esclusa dal Codice della strada. Inoltre, come esplicitato dal medesimo comma, è compito delle Regioni disciplinare le modalità di utilizzo, gestione e fruizione della viabilità forestale “… tenendo conto delle necessità correlate all’attività di gestione silvo-pastorale ed alla tutela ambientale e paesaggistica”.

Questa è l’interpretazione data del provvedimento, che ribadisce la competenza delle Regioni a disciplinare la viabilità forestale. Non a vietarla tout court come sembrava dal decreto del 28 ottobre. Sembrerebbe quindi restare facoltà di Regioni, Provincie e Comuni la decisione di aprire o chiudere i percorsi off-road.

Off-road vivo

Le associazioni di settore quali i CER sono già in contatto con il Governo per capire se si tratti solo di un errore, ignorando possibili implicazioni, o se l’off-road fosse effettivamente nel mirino dei Ministri firmatari del Decreto.

Nel mentre gli appassionati di fuoristrada promettono manifestazioni e iniziative volte a dimostrare che l’ off-road è vivo e rispettoso dell’ ambiente: noi di motospia.it non mancheremo di tenervi aggiornati sugli sviluppi, e sulle risposte che Governo e Regioni dovranno dare ai moltissimi appassionati.

 

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