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La FMI mette i bastoni fra le ruote a chi si occupa dei motociclisti Il CER Lombardia denuncia una totale mancanza di collaborazione

Cer Lombardia

Dopo gli EPS (Enti di Promozione Sportiva), anche il CER (Coordinamento Escursionisti su Ruote) Lombardia, che da anni si occupa dei problemi degli enduristi non competitivi, denuncia una totale mancanza di collaborazione da parte della Federazione. La FMI sembra voler esercitare il dominio assoluto di tutto quello che riguarda le due ruote, ma nei fatti si occupa solo di ciò che riguarda l’ambito competitivo. Lascia abbandonati a se stessi tutti gli amatori e ostacola (o non aiuta) l’operato di chi vuole occuparsene. Pubblichiamo in questo articolo le amare considerazioni al riguardo di Davide Rota, presidente del CER Lombardia.

CER Lombardia
Davide Rota.

Il “rosso e il nero” è un famosissimo romanzo di Stendal, scritto nel 1830. Parla di una perfetta dicotomia di sentimenti e stati d’animo, rappresentati da un lato dal colore nero, chiaro richiamo all’abito talare dei religiosi, e al rosso, lo splendente colore delle uniformi dell’esercito francese. Questa contrapposizione di emozioni, di ispirazioni e situazioni, è proprio quello che sto ritrovando nel mondo motociclistico in questi ultimi anni.

Situazioni antitetiche che stranamente convivono in un perenne conflitto che non fa evolvere la situazione di stallo o forse di decadimento in cui sta vivendo il mondo del fuoristrada (legale). Sono solo 6 anni che pratico enduro, ma ho sempre avuto la passione sin da bambino, quando a 6/7 anni con le nostre mtb, con gli amici, ci immedesimavamo in piloti a dorso di moto come le Honda XR 600 o le Yamaha TT 600 R.

Nel 2020 ho fondato il CER Lombardia

Sono passati 30 anni prima che io mi decidessi di mettere il sedere su una moto specialistica, ma prima di questa scelta sono salito su diverse moto dual che mi hanno permesso di scoprire in parte il mondo delle strade a fondo naturale. Dal momento in cui ho deciso di praticare questo sport, ho iniziato a seguire gli insegnamenti di Giuseppe Bonantini, famoso regolarista degli anni ‘70 e maestro di educazione e legalità. E da quel momento ho potuto avere la consapevolezza di avere dei diritti come endurista, e non solo dei doveri.

CER Lombardia

 

Pino nel corso delle nostre lunghe chiacchierate, mi ha sempre spiegato in modo chiaro i vari articoli di legge e mi ha così trasmesso la competenza per leggere le sfumature che questi a volte contengono e portano molti a non comprenderli. Dal 2015 e fino alla fine del 2019 ho coltivato il sogno di fondare una associazione che potesse difendere i diritti degli escursionisti su ruote a fondo naturale ed essendo io lombardo, e già esistente il CER EMILIA, che ha fatto scuola per tutte le successive associazioni, ho deciso di fondare il CER LOMBARDIA nel Gennaio 2020.

Il CER mira a tutelare gli escursionisti su due ruote.

Il CER, acronimo di Coordinamento Escursionisti Su Ruote, è un’associazione che mira a difendere e tutelare gli escursionisti su ruote su strade a fondo naturale, garantendo a loro il diritto della libera circolazione, nel rispetto delle leggi del CDS (Codice della Strada) e dello Stato Italiano, cercando nello stesso tempo, una collaborazione attiva con comuni, enti e amministrazioni locali per offrire un servizio di vigilanza, di pulizia e ripristino sentieri e di diffusione di una cultura rispettosa verso tutti i fruitori degli itinerari che frequentiamo.

Ma da dove parte la “contrapposizione” che ho citato nel primo paragrafo di questo articolo? Nasce da una netta e chiara incompatibilità della fruizione dei sentieri, mulattiere o strade a fondo naturale. Per alcuni sono semplici itinerari da percorrere liberamente secondo il principio “ad uso pubblico” mentre per altri sono percorsi da adibire a gare o manifestazioni agonistiche.

Gli attori principali di questa vicenda sono fondamentalmente:

  • La Federazione Motociclistica Italiana
  • I vari CER
  • I Comuni

FMI, è l’ente Italiano che rappresenta e cura gli interessi generali del mondo delle motociclette, in special modo e sin dall’inizio per quanto riguarda il motociclismo sportivo, ma anche nel campo della produzione di serie, dell’educazione e della sicurezza stradale, del settore moto storiche e in quello del mototurismo.

I Comuni, sono enti locali territoriali, che hanno sotto la propria responsabilità, una rete viaria che potremmo definire interessante dal punto di vista enduristico, di strade vicinali o private, le quali sono vie di proprietà privata, soggette a pubblico transito, spesso con un fondo di tipo naturale e non bituminoso, visto lo scarso utilizzo e la mancata connessione a località di interesse comunale. Tant’è che il CDS le definisce nel modo seguente: strada privata fuori dai centri abitati ad uso pubblico.

I CER, sono associazioni nate in alcune regioni d’Italia (Emilia, Piemonte, Veneto, Toscana e Lombardia), che grazie agli insegnamenti di alcune persone tra le quali Giuseppe Bonantini e Giovanni Collina, hanno deciso di studiare la materia giuridica e le leggi che regolano la circolazione, e diffondere una cultura basata sul buonsenso e sulla collaborazione. Per mantenere vivi gli sport che prevedono l’uso di mezzi su ruote (motorizzati e non) su strade e sentieri a fondo naturale. Un esempio è rappresentato dal CER Emilia che nel 2013, ha contrastato la modifica di una legge regionale che avrebbe portato alla chiusura delle rete escursionistica dei sentieri dell’intera regione.

Come si intrecciano gli interessi e gli scopi di queste tre diverse realtà?

Dal mio punto di vista, non c’è volontà di collaborazione, considerati gli avvenimenti di cui sono stato testimone in prima persona, soprattutto per quanto riguarda l’interazione tra i primi due soggetti. E la dinamica alla base di questi episodi non è bilaterale, bensì unilaterale.

I CER non hanno all’interno del loro statuto nessun articolo che rimandi alcun interesse nell’organizzazione di manifestazioni sportive, bensì solo la tutela di chi pratica gli sport prima menzionati, a livello amatoriale.

Alla luce di questo, è chiaro che non ci sia, in modo evidente, nessun interesse a sostituirsi ad un ente come FMI. Dalla Federazione si percepisce e si rileva, e parlo in prima persona, un netto distacco nei confronti di altre entità come i CER, come se questi fossero un nemico, o un ulteriore soggetto che potrebbe togliere risorse, potere o visibilità a loro stessi.

Esistono le prove di quello sopra riportato.

Negli anni appena trascorsi ho svolto diversi corsi, patrocinati e organizzati da FMI, molto interessanti e divertenti, ma successivamente mi è apparso che non fossero mirati principalmente alla tutela del motociclista amatoriale, ma a creare un indotto economico ben specifico per le associazioni locali come i Moto Club.

Quanto riportato è riscontrabile nella figura dell’ IGAST, acronimo di Istruttore di Guida Attività Sportiva Territoriale; una figura che debitamente formata, è abilitata ad organizzare escursioni a pagamento lungo strade aperte al traffico previa iscrizione al Moto Club con conseguente affiliazione alla FMI. IN questo modo i partecipanti godrebbero di una copertura assicurativa e di un servizio da “tour operator”.

I CER non sono contrari a questa figura o a questa tipologia di pratica, ma si nota una carenza di tutela del semplice escursionista che non vuole fare nessuna affiliazione ad alcuna federazione per poter girare liberamente su strade aperte al traffico con una moto in regola con il CDS.

Parlando di tutela, non ci limita ad effettuare un servizio di mera scrittura di memorie difensive, ma anche di informazione e formazione di quali sono le leggi da conosCERe in caso di verbale, essendo il nostro sport praticato in un ambito molto border-line a livello normativo.

Dalla FMI solo proclami che non portano ad una soluzione pratica.

Abbiamo assistito a numerosi proclami che FMI ha postato e diffuso durante la creazione di Protocolli di Intesa con i Carabinieri Forestali del giugno 2017 ma penso nessuno abbia visto svolte significative nella pratica quotidiana dell’enduro o degli sport motoristici su ruote.

Riporto la mia esperienza, dove dopo sono stato fermato su una strada accatastata nella rete viaria comunale in provincia di Piacenza, con moto in regola con il CDS e dove era assente qualsivoglia cartello di divieto di transito, e sono stato sanzionato senza tenere minimamente conto del suddetto protocollo sopra menzionato.

Naturalmente, ho presentato una memoria difensiva che, a distanza di anni, non ha ancora dato seguito ad una convocazione ufficiale, ma che se non avessi presentato, mi avrebbe portato a dover pagare la sanzione.

Oltre a quanto riportato, si nota ci sia un sempre maggior interesse per le competizioni sportive da parte di FMI, soprattutto in quanto la situazione pandemica mondiale iniziata nel 2020, ha permesso in un primo momento, la facoltà di allenarsi in moto solo a tesserati licenziati presso strutture private di allenamento. DI fatto, questo ha escluso ed emarginato tutti coloro che non fossero piloti iscritti alla federazione.

A causa della pandemia molti hanno preso la licenza solo per aggirare i DPCM

Questa iniziale discriminazione ha portato molte persone a licenziarsi, potendo così aggirare le restrizioni dei vari Dpcm a svantaggio degli amatori. Chiunque ha il diritto e il dovere di concentrarsi per le manifestazioni sportive.

A fronte di quanto riportato nello Statuto Federale secondo art. 3 comm. 1 e 2 non si riscontra quello che viene riportato, per lo meno per quanto riguarda chiunque, ossia gli amatori, a discapito di quanto viene citato nel comma 1 del medesimo articolo.

È chiarissimo che una manifestazione agonistica possa muovere un elevato numero di persone e di conseguenza un altrettanto elevato giro d’affari, ma sembra assurdo che non ci possa essere una pacifica convivenza e collaborazione tra le due entità.

A volte, addirittura, viene persino ostacolato il lavoro dei CER con strategie mirate a minare la sua credibilità o a non farlo sedere ai tavoli di lavoro per paure di vario genere, definendo queste associazioni e i suoi rappresentanti, come persone arroganti e in CERca di notorietà, che possiamo CERtificare, non avere nessun ritorno economico a differenze di altri incarichi per federazioni o enti vari.

Ultimo attore di questa vicenda è rappresentato dai Comuni.

L’avvento dei social network ha dato l’accesso a chiunque ed al tempo stesso offre ad ognuno un diverso grado di informazione. In base a questo principio, si può osservare come l’opinione pubblica si divida sul tema dell’escursionismo con mezzi motorizzati e di conseguenza divida la politica.

Alcuni Comuni, sono totalmente aperti alle manifestazioni motoristiche, anche perché queste rappresentano una scelta obbligata dettata dalla loro stessa sopravvivenza, mentre altre amministrazioni preferiscono un turismo totalmente green e sposano un’idea più ambientalista, preferendo non vincolarsi o inimicarsi una porzione di turisti o votanti.

A qualsiasi comune fa comodo avere un servizio di pulizia o ripristino sentieri, ma fa maggiormente gola, ospitare una gara regionale o ancor meglio nazionale, che muove centinaia o a volte migliaia di persone che smuove l’economia del comune in questione. Questo è un punto a favore delle competizioni, perché come disse Shakespeare “Se il denaro scorre veloce, tutte le porte si aprono” e la politica, soprattutto i piccoli comuni, avendo risorse economiche molto limitate, devono fare i conti con bilanci sempre più in rosso e quindi poco favorevoli allo sviluppo della loro comunità.

CER Lombardia

Esempio di quanto sostenuto, sono numerosi attacchi e critiche che riportiamo di seguito andando a ritroso nel tempo.

Poco tempo fa, chiesi in prima persona al presidente di un mc organizzatore di una gara svoltasi in Lombardia, se necessitassero di marshall o di personale sulla linea di modo che io potessi fare un appello per tempo per cercare volontari che li aiutassero, e alla sua risposta affermativa, chiesi di avere tempo sufficiente per scrivere il post da pubblicare sul gruppo Facebook CER LOMBARDIA.

Dopo una settimana dalla mia prima chiamata, mi veniva risposto con testuali parole “Non preoccuparti che sarà mia premura avvisarti, ma stiamo aspettando ancora il via libera dalla comunità montana, stai tranquillo che ti avviserò io”.

Dopo un giorno dalla seconda comunicazione, ebbi la certezza dello svolgimento della competizione e non ebbi più nessuna comunicazione da parte di questo presidente del Moto Club organizzatore di questa manifestazione Lombarda. Ad oggi, metà maggio 2021 e gara naturalmente terminata, non ho ancora ricevuto una sua telefonata o messaggio di avviso o di scuse per l’inconveniente. Ma forse di tale si tratta o questo comportamento è stato indotto da qualcuno superiore a lui?

Cito un altro episodio esemplificativo e chiarificatore circa la vicenda appena riportata.

Nel favorire lo sviluppo capillare del CER Lombardia sul territorio lombardo, nell’autunno del 2020, scrissi una bozza di comunicazione da inviare ai vari Moto Club lombardi, offrendo il nostro  aiuto a collaborare con loro per la tutela del nostro sport e per diffondere una cultura della legalità diffondendo una maggior consapevolezza su quali sono i nostri diritti e doveri di escursionisti.

Questa lettera, scritta e girata ad un “amico” per il quale nutrivo fiducia, fu inoltrata a mia insaputa al presidente del suo Moto Club, il quale la fece pervenire a dirigenti della FMI e a suo dire ad un avvocato della Federazione. La risposta che il finto amico mi diede, fu “Non condividiamo lo scopo dei CER, ma non possiamo vietare loro di inviare queste lettere”.

È chiaro che la FMI non nutre simpatia per i CER.

Considerato quanto scritto del vissuto dal CER Lombardia, si percepisce non ci sia una grande apertura verso la nostra tipologia di associazioni ed il motivo resta oscuro.

L’outsider di questa vicenda resta l’endurista o l’escursionista amatore. Lui (licenziato o non), che ruolo riveste in tutto questo? Da quale parte, anche se può’ sembrare brutto affermarlo, si vuole schierare?

Venni accusato da una persona con la quale discussi per molte ore e alla quale vorrei ricordare di leggere attentamente gli statuti in genere, di aver utilizzato il termine “Guerra” in un mio post, senza tenere minimamente conto del contesto e dell’accezione in cui lo usai. Il conflitto, così non genereremo afasia in nessuno, non lo vogliamo e non è nei nostri piani. Vorremmo invece ci fosse un’apertura o un reale interesse pratico per aiutarci e farsi aiutare da noi.

Tornando ai motociclisti, abbiamo i licenziati, piloti entusiasti delle manifestazioni agonistiche, in quanto divertenti e coinvolgenti per chi ama girare confrontandosi con amici, avversari e cronometro e poter soprattutto fare un’intera giornata di moto senza rischi di sanzioni pecuniarie o di qualche escursionista amante delle fotografie e delle segnalazioni alle FF.OO.

Chi corre, per diletto o mestiere, si allena ovunque, in pista e in mulattiera e sa che fa parte del gioco rischiare di prendere una multa che costa poco più di una iscrizione ad una gara. E spesso per loro i comuni riservano con taciti accordi degli spazi per farli sfogare ed allenare senza pericoli o monitoraggi da parte delle ff.oo. in cambio di piccole attività di pulizia sentieri o sponsorizzazioni varie.

L’amatore vuole solo passare una giornata spensierata, non vuole correre.

L’amatore, o motociclistica delle domenica, non ha nessuna velleità sportiva, ma ama trascorrere una giornata spensierata, girovagando in collina e visitando nuove mete turistiche ed enogastronomiche. Per lui esiste sì il terrore di farsi beccare da GEV, Carabinieri Forestali e Polizia Locale.

Lui ha una percorrenza chilometrica molto più elevata ed in un raggio di azione più ampio rispetto a chi si allena magari in aree più limitate e questo lo porta ad essere più facilmente rintracciabile e sanzionabile. A questo punto, molti si pongono questo interrogativo: “A me chi ci pensa? Chi mi tutela? Vale la pena ancora fare enduro o montare la targa con il rischio mi fotografino e mi facciano arrivare una multa?” Per questa nutrita categoria ci pensano i CER.

Ma i CER non possono arrivare ovunque. E gli enduristi, si sa, sono abituati a soffrire e hanno la testa dura, così tanto dura che non sanno quali diritti hanno. Perché ne hanno eccome!

Ma fatichiamo a farci ascoltare o forse faticano loro a sentire.

I CER non hanno bisogno di grandi ed innumerevoli entrate economiche come il tesseramento annuale. Ma hanno bisogno soprattutto di manodopera. Di volontari e di referenti che possano operare in e per una determinata zona. Garantendo un servizio di vigilanza, pulizia e ripristino sentieri e mulattiere ai comuni in cui giriamo. Ahimè questo onere non è piacevole e sono in pochissimi a volerlo prendere. Ma senza oneri, come si fanno a pretendere onori? Quest’ultima categoria non è rappresentata da nessuna fazione politica (a differenza dei cacciatori).

Non si creano contatti influenti e non esistono associazioni di categoria o federazioni che lavorino per tutti indistintamente in modo davvero incisivo. Per questo il mondo dell’enduro amatoriale è stanco. Stanco e disilluso ormai.

I CER, d’altro canto, invece sono stanchi di leggere la solita litania composta da lamentele ingiustificate da migliaia di motociclisti che esordiscono dicendo: IL CAI CI VUOLE IMPEDIRE DI ANDARE IN MOTO oppure idiozie del tipo NON HO MAI VISTO UN AMBIENTALISTA PULIRE UN SENTIERO. Affermazioni così, oltre ad essere dettate dalla poca lungimiranza, non faranno altro che affossare la nostra posizione. Nel momento in cui un ambientalista dovesse svolgere operazioni di pulizia di un sentiero, il mondo su ruote sarà in difetto e per lui sarà insanabile questo gap che si è lasciato si creasse.

È giunto da anni il tempo di agire per cambiare il corso delle cose.

“Non sopravvive il più forte, ma chi si adatta al cambiamento”. Se applicassimo questa teoria di Darwin la nostra categoria sarebbe spacciata. Per un semplice motivo. Perché le associazioni ambientaliste, i media e le lobby ambientali hanno capito che si deve invertire la rotta per fermare il cambiamento climatico. E il risveglio di questa coscienza ecologica non può’ far altro che peggiorare la reputazione degli sport motoristici su strade a fondo naturale. Loro sono mutati. Si sono evoluti.

Il motociclismo, o per essere più precisi, i motociclisti e gli escursionisti no! Fino a quando non si comprenderà che è la traiettoria che va aggiustata. E non ci si deve accontentare di una destinazione a caso, allora avremo vita ancora.

I CER spingono per il progetto “PROTEZIONE CIVILE MOTOCICLISTICA”.

Per questo, associazioni come i CER, stanno cercando di far partire il progetto PROTEZIONE CIVILE MOTOCICLISTICA, per dimostrare in modo volontario che possiamo e siamo una risorsa. Ma solo se si vuole esserlo. Servono partecipazione, sacrificio e sudore. Gli stessi che si è abituati a impiegare in mulattiera. Ora devono però essere impiegati per sopravvivere o far sopravvivere questo sport.

Per questo motivo si deve invece giocare d’anticipo. E offrire tout-court aiuto ad altre associazioni, enti comunali o sovracomunali per poter collaborare e fare qualcosa per la salvaguardia del territorio. È faticoso e di certo meno piacevole di fare un giro in moto. Ma se non si è disposti a rinunciare a qualcosa ora, rinunceremo a tutto domani.

E di gente disposta a rinunciare a un giro in moto ne vedo poca. E ad aiutare i CER ancora

meno. Si deve lavorare di strategia, di operosità, di immagine e di beneficenza. Sono frequenti le scuse che si dicono come per esempio: “gli enduristi fanno girare l’economia della vallata”. Oppure “teniamo aperti i sentieri altrimenti sarebbero già chiusi da anni dalla vegetazione”.

Queste teorie, erano sufficienti negli anni ‘70, 80 e forse ‘90. Ora Internet ha dato avvio ad un bombardamento informativo. Che da un lato aiuta a condividere passioni ed emozioni comuni, ma dall’altro lato si ritorce contro, fomentando e supportando la fazione opposta a CERcare contro-argomentazioni per inibire determinati percorsi. Non ci si deve mai dimenticare che la maggior parte delle strade vicinali, hanno un proprietario. E altrettanto spesso sono assoggettate all’uso pubblico di passaggio. Quindi non spetta naturalmente a chi detesta o non condivide la nostra passione, di giudicarci e vietarci di praticarlo.

Ma se giocassimo d’astuzia, potremmo dimostrare che l’escursionista su ruote è importante e utile quanto tutte le altre categorie di utenti.

Sta a noi, ora il calcio di inizio. Ricordatevi che i CER sono e saranno l’unica vostra speranza di libertà. 

“La libertà senza ordine e senza disciplina significa dissoluzione e catastrofe.”

Gas e Legalità, sempre.

Davide Rota

Presidente CER Lombardia

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