Moto Guzzi V100 Stelvio, 24.000 km: consumi, costi di gestione e difetti dopo un anno vero di viaggio
Viaggio, comfort e elettronica nella vita reale
Il viaggio sui Pirenei e in Spagna è stato bruciato dalla Stelvio in maniera esemplare. Nessun tentennamento. Anche con temperature a dir poco impegnative ce la siamo cavata senza alcuna incertezza e, a dirla tutta, nemmeno troppo calore emanato dalla moto.
Questo è un argomento discutibile, perché ho letto diversi lamentare un calore eccessivo. Mi viene da pensare che usino la moto prevalentemente in città e senza abbigliamento adeguato perché con me si è sempre comportata bene, anche quando ho visto 42 gradi. Ovviamente con quella temperatura è caldo in assoluto. Il raffreddamento è comunque efficace e la ventola silenziosa.

Avevo montato le Continental TKC70 che, nonostante l’elevata temperatura, i tanti km al giorno e il peso importante, hanno retto e sono arrivate ai 24.000 km (ben 12.000 km dopo) con ancora un discreto battistrada. Con l’inverno metterò delle gomme nuove e rimonterò queste. Non riesco a trovare una alternativa a questa gomma. Con piacere ho visto l’uscita della Metzler Karroo 4 street che sulla carta promettono di essere molto simili.
Dato che mi sono trovato molto bene con il mono Matris preso da Motoracing shop, ho deciso di integrare anche le cartucce forcella, quindi dopo il tagliando dei 24.000 (in lavorazione mentre scrivo queste righe), proverò la Stelvio con un assetto totalmente personalizzato e migliorato su tutti i fronti.
Valigie, accessori e moto sembrano fatti per viaggiare. Quando tieni la moto accesa dieci ore, lei non fa altro che funzionare meglio e dare il meglio di sé. Sembrano cose scontate ma se la Stelvio è una moto godibile anche per un giretto non ho dubbi nell’affermare che il suo mestiere preferito è il “viaggio” e il turismo a lungo raggio.
Trovo comodo e anche utile la funzione di cruise control auto adattivo, che ho implementato poco prima del viaggio. Puoi impostare la distanza dal veicolo che precede e lavora solo sull’apertura dei gas, quindi nessuna frenata improvvisa. Utile anche nelle statali, imposto la velocità al limite e poi fa tutto lei, e grazie alla grande elasticità del motore, puoi scendere anche a 60kmh senza scalare anche se volendo puoi farlo usando il quick shifter e la funzione resta attiva. Non smetterò mai di lodare anche il radar posteriore. Davvero utilissimo per la sicurezza e pronto nel segnalarmi personaggi negli angoli ciechi.

Abbigliamento tecnico, concorrenza cinese e “buco” di mercato
Fondamentali per la sopravvivenza al grande caldo sono stati anche l’abbigliamento intimo e le calze della Mototonico che mi hanno permesso di avere sempre la pelle asciutta dal sudore e non maleodorante. Un prodotto di nicchia perfetto per il moto viaggiatore. Ho usato gli stessi articoli anche in fuoristrada con l’altra moto e anche in questo frangente si sono rilevati efficaci.
Approfitto delle immagini e contenuti arrivati da Eicma per ragionare su cosa ci riserva il futuro.
Asia e soprattutto Cina stanno invadendo tutti i settori, e io che non mi sono mai fissato con un brand non ho nulla contro i loro prodotti. Però attualmente hanno per me (discorso forzatamente generalistico) sia i difetti delle moto italiane, cioè una scarsa e poco competente rete di vendita, che quelli dei nipponici, perché peccano di personalità sia estetica che dinamica.
Però stanno migliorando a vista d’occhio!! Ricordo una ediziona di 10 anni fa: in un padiglione c’erano i cinesi e praticamente producevano esclusivamente motorini o motorette massimo 125cc. Mentre ora coprono praticamente tutti i segmenti e sembrano anche abbastanza dinamici nel proporsi con insistenza dove c’è più movimento (vedi moto da adventouring).
Alternative possibili: tra maxi e medie adventure
Tutto questo per dire che moto maxi ma non troppo, con cardano e con il carattere della Stelvio mancano proprio sul mercato. Se penso ad una possibile sostituta non mi viene in mente niente: o vai su BMW o Ducati con le maxi da viaggio molto più costose, pesanti ed impegnative oppure verso il segmento medio. Una moto che posso rivalutare è il Tenere nella versione doppio serbatoio 2026 che ha finalmente il cruise control, anche se mancano le tubeless, ma questo è un problema risolvibile. Ecco l’assunto: o prendi qualcosa di enorme o cose più leggere e, secondo me, più passa il tempo e più sarò attratto da cose leggere e meno impegnative. Cruciale è anche l’argomento costi di gestione.
Su questo devo dire che la Stelvio ha un sapore dolce e amaro. A fronte di un consumo più che valido non solo di benzina ma anche delle gomme, i tagliandi hanno costi sopra la media nonostante la meccanica sia abbastanza raggiungibile. Purtroppo, alcune scelte come la cinghia alternatore da cambiare ogni 24.000 km, che implica lo smontaggio di tante sovrastrutture o il filtro aria da cambiare ad ogni step, fanno lievitare il costo dei service.
Nulla di improponibile, ma essendo la moto in mezzo tra le medie e le maxi, avere un costo persino superiore ad alcune maxi per il tagliando non è propriamente un pregio. Anche se va detto per l’utente italiano medio che percorre poca strada in moto alla fine si tratta di un dettaglio di poco conto.
Dal punto di vista economico sicuramente aiuta l’avere il cardano. Facendo un raffronto con le moto avute di recente, come tagliandi sono allineato al GS 1250 adv, pago un po’ di più della Honda Africa Twin 1100 ma lì mi prendo la rivincita non dovendo cambiare il trittico trasmissione ogni 30.000km circa e complice un consumo leggermente inferiore alla fine ne esco con un pareggio.
La Tiger 1200 invece è stata la più economica da gestire: service ogni 16.0000km e molto a buon mercato.
Tutto questo per cercare di fare un quadro completo e senza vizi di cosa rappresenta guidare una Stelvio Moto Guzzi.
Ogni volta che la accendo, una grande emozione. Ogni volta che fai un viaggio, una scoperta. L’equilibrio della ciclistica, il motore che c’è sempre e il sound che sa di moto viva e che crea dipendenza.

Consumi, tagliandi e costi di gestione a 24.000 km
Durante il punto della situazione ai 12.000km circa, avevo citato il cambio come il punto più debole della catena cinematica e confermo la cosa, aggiungendo due note, nulla di grave o che tolga il piacere di guida, ma l’avevo già scritto: con il passare dei km si è un po’ ammorbidito, sicuramente e probabilmente ho anche imparato a capirlo e mi capita raramente di sentire dei rumori di innesto tirando la frizione come piace a me, perché dalla seconda in poi, se sei almeno a 4.000 giri e usi il quick shifter, le marce entrano fluide e veloci. Il famoso salto della prima a me se devo dirla tutta addirittura mi piace, mi fa sentire la forza del motore e la sua voglia di partire. Ovviamente quando passo a guidare il Tuareg mi sembra che le marce entrino da sole, ma sono due modi di cambiare/guidare che alla fine hanno in comune solo il fatto che mi danno gusto, ma vanno gestiti e goduti in maniera totalmente diversa.
La frenata è sempre rimasta come all’inizio invece, potente e molto modulabile. Anche il consumo, superati i 20.000, si è praticamente stabilizzato tra 19.5 e 21.00 km a litro; un risultato dal mio punto di vista molto soddisfacente.
A dirla tutta, io amo le moto in generale, ma la mia dipendenza dall’usarle è integralmente una colpa di questo marchio. Ho sempre alternato le Guzzi ad altre moto proprio perché non voglio fissarmi e voglio una visione obiettiva e variegata di cosa c’è in giro.

Stelvio “S” ideale, valigie e convivenza con l’Aprilia Tuareg Rally
Presto vi saprò dire come si comporta la mia Stelvio in versione S, che non esiste se non nella mia testa, ma che potrebbe essere proposta anche dalla Piaggio. Una Stelvio con sospensioni meccaniche ma di livello top sarebbe perfettamente in linea con i valori di questa moto moderna ma senza concessioni a cose evitabili, e dopo diverse moto con le semi attive, ho avuto la conferma che delle classiche sospensioni meccaniche ma di qualità (in questo caso per ora parlo solo del mono) sono molto più efficaci e valide di quelle elettroniche, che hanno il pregio del potersi adattare alla perfeziona al peso e gestire meglio i trasferimenti di carico, ma non saranno mai cosi efficaci come un prodotto top. Non possono esserlo perché comunque il prodotto di serie deve stare in un certo range di costi per l’industrializzazione della moto stessa e non farla andare fuori mercato.
Aggiungo poi che in Piaggio farebbero bene a citofonare alla Mytech per rendere le loro ottime valige un optional ufficiale. Una moto del genere va bene proposta con le “plastiche” ma devi anche offrire un prodotto più robusto e capiente.
Ora vi anticipo che il traguardo dei 36.000 lo raggiungerò molto più lentamente. Da settembre guido anche una Aprilia Tuareg Rally con non poca soddisfazione e voglio dividere i miei km tra le due per non accumularne troppi a nessuna delle due.
Per ora sono molto felice dalla Aprilia, ma su questo non avevo dubbi e la realtà è che con un paio di valigie avrei già in casa la moto totale per poter far tutto. Ma vuoi mettere guidare una Guzzi?
Un lampeggio

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