Storie di donne: Vittorina Sambri Vittorina Sambri, pioniera e simbolo del motociclismo italiano femminile

Ettorina Sambri, detta Vittorina, è stata la prima donna campione di motociclismo in Italia.

Nata nel 1891 in una famiglia di umili origini, quinta di sette figli, Vittorina nel 1911 iniziò a gareggiare in corse ciclistiche femminili, suscitano scandalo e curiosità.

Il suo look mascolino, l’aspetto efebico, e gli ottimi risultati che conseguiva, infatti,  crearono il dubbio che Vittorina fosse Vittorino.  La sua abilità alla guida e le sue vittorie suscitavano invidie e cattiverie, ma anche rispetto da parte degli altri motociclisti.

Il generale Perdicchi, pioniere negli anni ‘20 del motociclismo romagnolo, raccontava: «Quando quella lì veniva a Rimini per la Coppa dell’Adriatico, Le correvamo dietro sulla spiaggia facendo finta di scherzare, per vedere se capitava l’occasione di svelare il suo segreto».

Le prime gare motociclistiche

Dopo i buoni esordi nel ciclismo, Vittorina Sambri passa presto alle gare in moto contro gli uomini. Cavalca una Moto Borgo 500 monocilindrica, anche se a volte si cimenta con la bicilindrica della stessa casa torinese.

Nel 1913 si cimenta in una sfida a due contro il pilota Antoniazzi, che voleva “rimandare a far la calza in due e due quattro, quell’impertinente che non voleva stare al suo posto”. Vittorina vinse l’incontro.

I quotidiani di Ferrara, sua patria, inizialmente volutamente non seguono le sue imprese. Vittorina è infatti “rea” di vestire da uomo e di preferire anche compagnie femminili.

Ben presto, però, tutti i giornali iniziarono a seguire con interesse la sua carriera. Vittorina venne definita “intrepida donna” che mostra un coraggio «non comune nel mondo femminile e forse neanche… in quello maschile».

L’anno d’oro ed il buio

Il 1913 fu l’ anno d’oro di Vittorina, che vinse numerose gare. La sua figura era ormai così popolare, che frotte di gente accorrono per ammirarla e vederla gareggiare.

Piace al pubblico, e piace il suo modo di correre e vivere. Alle gare si presentava in camicia bianca, cravatta e pantaloni, capelli corti e figura asciutta. Piace al punto che l’anno successivo la Moto Borgo la rende la propria testimonial.

Purtroppo per Vittorina le attenzioni passano pretso dalle sue imprese motociclistiche al morboso. La stampa,  man mano che accumulava successi sulle piste, iniziò a raccontare sempre più la sua vita privata. Vittorina diventò oggetto di atti di intolleranza e insulti per il suo aspetto mascolino e per i gusti sessuali, fino ad essere «picchiata dopo essere stata sorpresa vicino Ferrara scambiarsi gesti d’amore con la ‘morosa’»

Lontano dalle gare

Attorno agli anni venti Vittorina lascia progressivamente le gare, partecipando all’ ultima sfida nel 1922. Di contro affianca e supporta l’adorato fratello Romeo, che apre un’officina e comincia a sua volta a gareggiare seppur senza lo stesso successo della sorella.

Oscurata negli anni del fascismo, che mal vedeva l’accesso delle donne al reame maschile del motociclismo, Vittorina lavorerà nell’ officina di famiglia coi fratelli fino a pochi anni prima della morte nel 1965.

Vittorina non è solo pioniera del motociclismo femminile italiano, ma è simbolo di una diversità di genere che anche in campo motociclistico ha fatto e fa fatica ad emergere.

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