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MV Agusta rispolvera la Cagiva Elefant con Project Lucky Explorer

Project Lucky Explorer di MV Agusta è una delle anteprime più attese di EICMA 2021, anticipata dal lancio di un sito misterioso che manda in loop spezzoni di video dei gloriosi anni di Cagiva alla Dakar. Si prevedono due endurone made in Schiranna, non si sa ancora se a marchio MV o Cagiva. Ennesima operazione nostalgia, che secondo le case funziona sempre. Ma ne siamo sicuri….?

Project Lucky Explorer, MV cavalca il trend degli enduroni

Un logo Lucky Explorer (senza quello MV Agusta) e qualche riga che richiama allo spirito della Dakar e rimanda a un sito altrettanto misterioso. Probabilmente il direttore marketing di MV Agusta Filippo Bassoli aveva intenzione di lanciare un bell’osso in pasto agli appassionati in vista di EICMA, e ci è riuscito. In Fiera a Milano verrà svelata una moto (anzi, due), ma non si sa quale. Per ora le uniche notizie certe sono che si tratta di due modelli da enduro e che saranno pre-ordinabili dal 23 di novembre.

Per ora c’è solo un logo, molto evocativo

L’unico indizio di Project Lucky Explorer è il logo figlio dell’industria delle sigarette (tornate di gran moda, basta vedere quanto ha speso Radford Motors per comprare i diritti delle livree John Player Special e Gold Leaf pochi mesi fa), che Cagiva fece trionfare alla Dakar tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta con l’endurona da sabbia Elefant e che fu poi adottata anche su altri modelli del marchio (allora) principe della casa fondata dalla famiglia Castiglioni, che proprio in quel periodo fortunato arrivò a ospitare sotto il proprio tetto anche MV Agusta, Ducati, Moto Morini e Husqvarna.

Torna il brand Cagiva? Più facile una estensione di gamma Harley-style

Il comunicato stampa di Schiranna è volutamente scarno, e di conseguenza sono partiti subito i voli pindarici di appassionati e addetti ai lavori che hanno ancora negli occhi le gesta leggendarie di Auriol, Orioli, De Petri e compagnia. Ritorna sul mercato il marchio Cagiva? Di nuovo la scritta Elefant su una carenatura? Signori, frenate gli entusiasmi. I bookmaker vedono molto improbabile l’utilizzo del marchio Cagiva (difficile che dopo l’uscita elegante ma brusca di Giovanni Castiglioni dall’azienda – e dall’azionariato – il magnate Timur Sardarov voglia leggere le iniziali della famiglia su un proprio modello); i ben informati propendono per una estensione della gamma di MV a un segmento totalmente nuovo per il brand, un po’ come ha fatto Harley-Davidson con la Pan America.

L’ultima di una serie di operazioni-nostalgia coi tasselli

Quella di MV Agusta è un’idea suggestiva, ma non proprio originalissima. L’azienda di Timur Sardarov è stata quantomeno battuta sul tempo da Aprilia con la Tuareg 660 ed entra comunque in un segmento dove modelli maxi-enduro di grande tradizione non mancano e rispondono ai nomi di Africa Twin, Tenerè e GS. Un segmento, peraltro, dove anche il resto della concorrenza – magari meno nobile – è molto agguerrita. Si può ipotizzare che MV cercherà di distinguersi offrendo una luxury-enduro ricca, sofisticata e molto costosa. Un concept che MV ha già sperimentato con la Turismo Veloce, con risultati di vendite non proprio stellari.

I nomi iconici funzionano sempre

Diciamolo chiaramente, la moto “figlia d’arte” fa sempre scena. Conquista alle fiere, rende epici i comunicati stampa e attizza i fan sui social media. Un’operazione che alle case – soprattutto – costa poco: un po’ di grafica e qualche foto di archivio, mentre l’eco mediatica è sicuramente maggiore rispetto a quella che ad esempio avrebbe una grande innovazione in termini di sicurezza.

Ma alla prova dei fatti, queste moto fanno faville anche in concessionaria?

Beh, non sempre. Dipende quanto è fedele il DNA rispetto al modello originario e quanto invece è solo marketing spicciolo. Basta una rapida occhiata alla top 10 delle vendite di quest’anno: le moto con un nome iconico e di grande tradizione sulla carena sono soltanto la Honda Africa Twin – che non tradisce lo spirito da nave del deserto della nonna degli anni Novanta – e la Moto Guzzi V7 – vicinissima alla sua antenata per stile e facilità di guida. Le altre? Tutte moto validissime ma senza blasone, capitanate dalla Benelli TRK che della heritage della casa di Pesaro ha ben poco. Ma non mancano altri esempi, meno rilevanti come immatricolazioni ma oggettivamente di successo: basta guardare il Caballero di Fantic (probabilmente anche più fortunato dell’omonimo storico cinquantino).

Tanti altri nomi gloriosi da resuscitare in casa Piaggio…

Queste trovate commerciali hanno sicuramente un grande pregio: fanno volare con la fantasia. E in redazione, dove quest’ultima non manca, abbiamo iniziato a pensare a quali nomi iconici della storia del motociclismo italiano si potrebbero riportare in vita con operazioni di questo tipo. Basta guardare nel portafoglio marchi del Gruppo Piaggio, a cui le piattaforme tecnologiche non mancano e potrebbe resuscitare dei mostri sacri come la 750 SF di Laverda o la Saturno di Gilera (per questi due marchi qualcuno spera sempre in un come-back in grande stile, ma a Pontedera non ci sentono), oppure potrebbe tirar fuori una bella moto da turismo Made in Mandello e chiamarla Falcone.

… e non solo

Un’abbondanza che non è solo in casa Piaggio: Fantic potrebbe pescare ad esempio dall’archivio di Minarelli (comprata nel 2020 da Yamaha) e far rinascere il Gabbiano – di certo un motore adatto allo scopo in casa c’è già –, così come KSR potrebbe pescare dall’album dei ricordi di Malaguti (di cui ha in licenza il marchio dal 2018) e far rinascere l’indimenticabile Fifty. O chissà, Italjet potrebbe persino rispolverare il Mustang o il Cojote.

Un’idea per rendere eccitante la mobilità elettrica.

Project Lucky Explorer a parte, il revival di modelli e marchi dimenticati potrebbe essere accelerato da un fenomeno prossimamente dirompente: la mobilità elettrica. Sono infatti tante le case che potrebbero rendere più simpatica la moto con la spina con un nome in grado di accendere le sinapsi dei motociclisti più maturi. Se ad esempio una Guzzi elettrica fa ancora rabbrividire i più, potrebbe guadagnare qualche follower se portasse in dote il nome Airone o Cardellino. Sempre che sotto al vestito ci sia ciccia e non solo la volontà di impacchettare qualcosa da vendere a chi ha la lacrimuccia facile.

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