Motospia

La moto e i social Pensieri in libertà dal nostro Massimo Ferrara che analizza il popolo dei leoni da tastiera, che poi spesso in moto arrivano solo al bar.....

La moto e i social. Alcuni anni fa avevo scritto un generico pensiero sui cosiddetti leoni da tastiera.

Mi sembra sempre molto attuale ma se vogliamo analizzare a fondo il fenomeno in campo moto credo che la situazione sia anche sensibilmente peggiorata. Sulle varie piattaforme viviamo un costante approccio molto banale e superficiale all’argomento moto.

Una volta se volevi reggere una discussione con vecchi appassionati di moto era meglio presentarsi dotati di una certa cultura sull’argomento. Oggi invece l’approccio è quanto di più banale si possa immaginare. Arriva l’ultimo si iscrive e poi chiede vorrei questa moto che colore mi consigliate? Che accessori mi consigliate? Ma che domande sono? Oppure ho comprato questa moto come si azzera il parziale? Come si aziona il cruise control? Quesiti simili (il libretto uso e manutenzione a che serve?) stimolano poi le più variegate e del tutto soggettive risposte: comprala blu come la mia, oppure qualcuno mette direttamente il link sul video in cui lui o il suo guru di turno spiega bene come si cambia mappatura su questa o quella moto altri se si parla di una moto mettono la foto della propria regina… che è il massimo per tutti… punto.

Il mio personale approccio sempre molto pacato e spero educato alla cosa è sempre lo stesso. Chiedi consigli? Io dico non chiedere consigli su che moto comprare o di che colore. Sarà la tua moto e deve piacere a te. Che gomme metto? Stessa cosa questione totalmente soggettiva.

Ovviamente tutto è sempre rapportato alla percezione personale: io non ho mai chiesto consigli su che moto comprare, al massimo posso chiedere alla mia passeggera un parere oggettivo sulla comodità di una determinata moto, perché poi ci dobbiamo viaggiare insieme. Cosa ne pensa il mondo la rete e gli altri in generale su cosa compro o guido non mi interessa, però vedo tanta sicurezza nel commentare da parte delle nuove generazioni che approcciano alle moto.

Aver avuto di recente il Tenere 700 e poi il Tuareg mi ha messo a confronto con giovani che sanno poco di moto e meno di viaggi in moto però la rete non ha gerarchie e tutti possono dire tutto, e fondamentalmente sono d’accordo che tutti possano esprimersi liberamente. È buona norma quando ti arriva una moto mettere una foto o meglio postare una foto. Evito sempre a priori di metterci la mia faccia che conosco fin troppo bene e ad esempio quando ho comprato il Tenere 700 misi qualche foto nel primo giro che ci avevo fatto.

La moto e i social

Dal mio punto di vista nella vita se commento è per dare qualcosa, un contributo o altro, ma se una moto o un allestimento non mi piace sono portato al silenzio: guardo oltre. A che serve scrivere non mi piace quel colore? Posto la moto e in tanti me la contestano perché ho su troppe valige, troppi accessori che snaturano la moto! Ho snaturato cosa? La moto era in vendita, l’ho comprata e l’ho sistemata per poterla usare con soddisfazione. Non riesco ad andare in moto senza portarmi tante cosette utili in caso di problemi, sono alto e le moto le uso anche per fare lunghi trasferimenti e allora metto dei cupolini che non piacciono ai più… Il cupolino originale del Ténéré tanto carino quanto inefficace l’avevo sostituito con un Kappa super rialzato, “orribile” mi ha scritto uno. Ora ripeto tutto è soggettivo, ma se è orribile perché devi scriverlo? Cosa spinge l’utente medio ad esprimere un dissapore in maniera così evidente?

Se uno posta la foto di uno scooter su un gruppo di motociclisti cosa ottiene? Stessa musica, tanti commenti negativi… non è una moto gli gridano.

La moto e i social. Altre cose davvero irritanti dell’era moderna sono le argomentazioni sui prezzi. Sembra che ci sia una gara in cui chi spende meno per il tagliando o le borse o la moto stessa, sia il maschio Alfa mentre gli altri…. tutti dei servi della gleba. Si raggiunge il massimo del fastidio quando poi si mettono on line le fatture del tagliando e spesso leggo la parola i meccanici\concessionari sono dei ladri. Da questo genere di commento io capisco che è completamente persa la bussola di cosa sia lecito o meno dire. Siamo praticamente al cospetto di una cultura motociclistica pari agli insulti dei tifosi ad un evento sportivo. Non riescono a guardare la partita e godere dello spettacolo, ma devono per forza insultare. Ladro? Uno che ha partita iva emette una fattura per un servizio come può essere un ladro?

Mi ricorda il periodo della pandemia 2020. Avevo molto tempo per lavorare sui social e così avevo impostato delle campagne di vendita di articoli della mia azienda. Nei commenti ho trovato anche lì cose assurde: troppo caro… si trova su Ali Express alla metà (io avevo specificato prodotto fatto interamente in Italia), e altre amenità simili.

La moto e i social

La moto e i social. Diciamo che una delle tendenze più in voga nel commentare è l’off topic, ovvero andare fuori tema. La domanda che pongo io è perché si va’ così facilmente fuori argomento? Perché c’è una continua lotta a chi ce l’ha più lungo su tutti gli argomenti? Le motivazioni potrebbero essere molteplici ma io tendo sempre a pensare che moltissimi vivono una vita che non li soddisfa. Ero così felice nel 1991 quando giravo l’Europa con il Morini 350 Excalibur che non provavo nessuna invidia per chi aveva delle grosse Bmw con tanto di borse. Sognavo e speravo di poter un giorno viaggiare in prima classe, ma non ho mai provato invidia, come non ne ho ora per chi si compra dico a caso una moto che mi piacerebbe ma mi sembra troppo cara, una Triumph Tiger 1200. Sono contento per loro io mi godo le qualità della mia moto. Però se mi immagino triste.. frustrato.. infelice.. allora posso capire il senso di andare a scrivere io guido questa moto che costa la metà della tua che sei un di base un fesso e sono più intelligente.

La moto e i social. Sarei molto felice di trovare un’altra chiave di lettura ma fatico. Come alcuni sanno ho avuto il Ténéré 700 con cui non è scoppiato un amore e questo è un altro argomento inaccettabile. La spiegazione è molto semplice, non è una moto adatta al mio uso e visione, ma non ho mai scritto o detto che sia una moto di merda. Molti lo scrivono del Tuareg senza magari nemmeno averla provata. Altri se hanno il Ténéré devono denigrare qualsiasi competitor venga fuori e io mi chiedo perché’?

Ad esempio è uscita la versione World Raid 700 e a me è piaciuta molto di più della base. Eppure qualcosa mi dice che il Tuareg è più adatto a me. Potrebbe essere per me il top in questo periodo, magari tra 3 mesi cambio idea.

La moto e i social. Argomento viaggi anche lì sembra che ci sia la stessa sindrome. Ho fatto questo e quello. Leggo spesso le pubblicità dei tour operator di viaggi in moto. Guardo i commenti sotto e scopro che ad esempio Viaggio a Capo Nord dal.. al …tizio scrive”fatto nel 1992″…. bene e chissenefrega? Perché devi scrivere che l’hai fatto, non ti rendi conto che questo è un post per promuovere un servizio? Altro scrive: troppo caro. Se ti esponi in un commento così pesante dovresti argomentare bene “troppo caro” perché? Il servizio non è all’altezza? O fai il confronto con quando ci sei andato tu e magari (ma questo non lo scriveranno mai) non ti sei divertito per niente ma hai timbrato un cartellino nel 1985? Il top del top comunque se vuoi essere meglio degli altri è scrivere fatto in solitaria. Oppure parto in solitaria. Trasformiamo una cosa triste, cioè partire in solitaria, con una dote! Attenzione non ho niente contro chi viaggia da solo, io stesso l’ho fatto e lo farò ancora, ma non c’è niente di meglio che condividere un viaggio con qualcuno. Una passeggera o un amico con un’altra moto, o magari un gruppo affiatato. Come può essere meglio viaggiare da soli? A questo punto quindi gli unici veramente felici dovrebbero essere gli eremiti che vivono in solitudine.

La moto e i social

La moto e i social. Poi mi capita spesso nei miei viaggi in Norvegia o Islanda di incontrare qualche viaggiatore solitario che se ci scambi due parole non ti molla più. Perché? Perché gli manca una compagnia. Allora se famolo male è fatto meglio, voglio dirvi che il miglior viaggio a Capo nord mai concepito sul pianeta terra l’ho fatto io nel 1996 con la Guzzi Quota 1000ie. Sono partito senza nemmeno sapere dove andavo, ho fatto andata e ritorno tutto sulla E6, quindi Norvegia a salire e scendere, non mi sono portato il pin della carta di credito e non avevo il bancomat, 100.000 lire e 100 franchi come contanti (quindi ben presto non avendo soldi in mano avevo tutto il mio destino legato alla mia allora Visa), strada facendo ho scoperto che con questa geniale accoppiata io dovevo mangiare quando pagavo la benzina… quindi entravo nel distributore indicavo qualcosa e pagavo il tutto. Ancora più divertente il fatto che per le Hitte nessun problema pagare con la carta, ma questi ai tempi avevano dei bagni in comune che andavano con un temporizzatore a moneta locale… dopo 3\4 giorni senza una doccia (doccia fredda in Norvegia nemmeno da giovane avrei potuto affrontarla) arrivai allo stratagemma di chiedere a chi mi dava la casetta un cash back di 2 monete per la doccia… che mi caricavano sul conto da pagare. Spesso però dopo una giornata a gelare, quei 3 minuti di acqua calda finivano in un dramma… perché quando il temporizzatore scattava non bloccava il flusso di acqua, bloccava solo l’acqua calda e quindi terminavo la doccia con quei 2\3 secondi di gelo assoluto preludio di una buona notte… infine ho viaggiato fino alla fine del mondo con: guanti non antipioggia che si inzuppavano e rilasciavano gradatamente liquidi e freddo, tuta di pelle con la quale morivo di caldo a sud e di freddo a nord. Un unico sfigatissimo pile sotto, una tuta antipioggia bella si,  ma invece degli stivali scarpe da tennis tanto i piedi non sono un problema… ecco ho infilato una serie infinita di stronzate in quel viaggio e l’ho fatto pure in solitaria quindi lasciatemi vantare del fatto che sono assolutamente il migliore in circolazione….. !

A parte gli scherzi credo che basterebbe ritrovare in rete un po’ di sano rispetto per il prossimo, un peso per le parole che si scrivono e un po’ di curiosità nell’ascoltare pareri diversi dai propri mentre ci si confronta in maniera costruttiva e serena.

Io sono un ottimista e penso che ci sia ancora una speranza…

Un lampeggio.

© 2022, MBEditore - TPFF srl. Riproduzione riservata.


Vuoi saperne di più? Di' la tua!

SCRIVICI

    acconsento al trattamento dei dati presenti nel form di contatto