Libertà in moto: la scemenza di pochi colpisce tutti. Motociclisti fenomeni, sulla Sp237 si valutano misure drastiche.

  Lo ribadisco sin dall’ inizio.

La scemenza di pochi colpisce tutti.

Libertà. Parlo di quei “motociclisti fenomeni”, altresì detti “pilotoni”, che il weekend calzano tuta in pelle, casco, saponette (preferibilmente acquistate già grattate per darsi un tono) e, in sella alle loro moto, in gran parte supersportive, si riversano su alcune delle strade più belle della nostra penisola sentendosi il Vale dei tempi d’oro.

E fin qui nulla di male, parliamoci chiaro. E neppure ce l’ho con i possessori delle supersportive, figuriamoci. Io amo le moto stile supermotard e le tourer, ma non ghettizzo le altre tipologie, basta che ognuno si diverta.

E che però faccia divertire anche me, in tutta sicurezza e libertà.

Purtroppo questi fenomeni mancati, invece, sfogano la loro “bravura” su strada, cagionando ormai sempre più di frequente danno non solo a sé stessi, ma anche a tutti gli altri utenti della strada, noi “fermoni” (secondo loro) in primis.

E’ notizia di un paio di giorni fa che, proprio nella mia zona, il sindaco del paese di Caino (Bs) si è dichiarato pronto anche ad occupare la Sp237 , meglio conosciuta come Coste di Sant’ Eusebio.

Perché? Per colpa di tutti i motociclisti fenomeni che da anni vengono su queste magnifiche curve a correre come dei pazzi credendosi in pista. E non sto esagerando.

Abito letteralmente ai piedi di questa magnifica strada, e le sue curve e tornanti li ho percorsi innumerevoli volte in questi anni in sella, sia per imparare che, banalmente, per andare a lavorare o a trovare i nonni. La Sp237 è l’ alternativa veloce e divertente per evitare la tangenziale che porta in Valsabbia dal lago di Garda o per risalire celermente in valle dalla città di Brescia.

E come tutti coloro che abitano nei pressi della Sp237, nei fine settimana la evito come la peste grazie alla massa di stupidi motociclisti senza cervello che si riversano da tutto il nord Italia (e non solo) per correre e, purtroppo, spesso gareggiare.

Già, perché non bastano i fenomeni che non considerano minimamente che questa non è una pista. O che non pensano che lì transitano anche auto, scooter, camion, ciclisti.

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Le Coste di Sant’ Eusebio: una pista a cielo aperto.

Da parecchi anni ormai sempre più spesso si svolgono gare “clandestine”, con tanto di complici compiacenti che si mettono ai tre lati di ingresso della strada per fare da pali agli altri, segnalando per tempo l’ arrivo delle forze dell’ ordine.

Nel 2005 ci fu una grande retata sulla Sp237 : numerosi furono i mezzi sequestrati, e parecchie le persone denunciate per gare clandestine e scommesse. Molte le patenti ritirare di gente che qui si dava ritrovo da Milano, Cremona, Torino, Reggio Emilia, Trieste.

Per qualche anno le Coste di Sant’ Eusebio tornarono ad essere libere dai fenomeni. Quando, qualche anno dopo, verso il 2014, si iniziava di nuovo a vociferare di gare e puntate, le forze dell’ ordine riuscirono celermente a far desistere questi tentativi.

Ora è da circa tre anni che le corse su questa strada sono il segreto di pulcinella. Basta salirci il sabato a metà giornata per trovarci a volte anche più di cento mezzi.

Misure drastiche.

Come non dare ragione allora a Prefettura, che vuole intensificare i controlli  sulla Sp237 e trovare ulteriori deterrenti (oltre ai due velox piazzati lo scorso anno), od ai sindaci dei paesi limitrofi, che chiedono a gran voce il divieto di transito per le moto su questa strada?

Perché i furboni in sella, peraltro, oltre a correre e gareggiare sulle Coste, spesso peraltro sbagliando clamorosamente traiettorie e facendo assurde invasioni di corsia, corrono pure attraversando i paeselli che incrociano sulla propria via.

Adesso starete pensando: “la solita donna in moto che peraltro non sa guidare che si lamenta che gli altri corrono, ed invece è lei l’ incapace”. Dai, lo state pensando. Peccato che io non sia propriamente questa immagine. In verità non sono una che “va con calma” quando sta in sella: lungi dall’essere Marquez (purtroppo ma ci sto lavorando :p ), mi piace aprire e non poco, ma cerco sempre di ricordarmi cosa mi aspetta a casa. E dunque modero la mano sull’ accelleratore. Piuttosto spendo soldi e vado in pista.

E soprattutto tengo sempre presente che sulla strada non ci sono solo io.

In pratica la mia libertà finisce dove comincia quella degli altri.

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E quindi perché sono contro questi motociclisti?

Perché grazie a loro, sulle Coste di Sant’ Eusebio come in tante altre strade italiane, dai passi dolomitici agli Appennini, noi motociclisti siamo visti sempre più come quelli pericolosi, quelli che sono lì solo per correre, che causano gli incidenti.

E le misure che limitano la mia libertà, a volte drastiche, che gli Enti e le Forze dell’ Ordine adottano, colpiscono tutta la nostra categoria, non solo quella piccola branca di pseudo motociclisti.

Noi motociclisti siamo visti come il fumo negli occhi da tutti gli altri utenti della strada: questo grazie a quei pochi che, invece di pagarsi la giornata in pista (dove potrebbero correre in totale sicurezza), decidono di risparmiare 200€ a rischio della sicurezza di chi, su quella strada, decide di passare.

La prossima volta che ci lamenteremo delle assicurazioni che aumentano, dei carabinieri che ci fermano, delle bestemmie che riceviamo dall’ automobilista di turno, ricordiamoci di ringraziare i fenomeni. E ricordiamo anche che le cure che ricevono quando cadono o si scontrano con un altro mezzo le paghiamo pure noi.

Perché non è vero che loro sono liberi di fare tutto ciò che vogliono, soprattutto se poi la loro libertà va a discapito della nostra.

Noi siamo meglio di come ci dipingono e molto meglio di pochi infoiati. Quando li incontriamo, quando vediamo situazioni veramente pericolose o ci rendiamo conto che stiamo assistendo ad una gara clandestina, non vergogniamoci di chiamare il 112.

Non ricorriamo all’ omertà, è senso civico. E’ essere Motociclisti.

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