Debora Visco è una tatuatrice di Monza, in realtà della sua passione ha fatto un mestiere, anche se non con poche difficoltà. E’ minuta, quasi timida con gli occhi scuri estremamente vivaci ed attenti. Parla sottovoce ma nelle sue parole c’è molta forza, quella di chi ha affrontato e vissuto senza arrendersi mai.
E’ una donna curiosa a cui piace ficcare il naso un po dappertutto e questo l’ha portata a viaggiare tantissimo, arrivando al punto di non sentire più il concetto di “lontano”. Per lei niente è lontano, un giorno o un’ora di distanza da un posto all’altro non sono nulla, che ci vuole, è lì. A Debora piace fare un sacco di cose, dal dipingere allo sport ai viaggi e tanto altro ancora.
D-Quando ti sei avvicinata alla moto?
R- La moto in realtà è stata sempre presente nella mia famiglia. Mio nonno, mio papà, mio fratello, c’è da sempre in casa mia. Ne ho avuta una tutta per me molto tardi, un po’ per le mie dimensioni minuscole un po’ per la paura in famiglia, mio fratello si è sfasciato un paio di volte.
La primissima volta che sono salita in moto è stato con mio nonno, avevo 5/6 anni e un caschetto con su le giraffe. Poi con mio papà quando ancora il casco non era obbligatorio e tantissimo con mio fratello. Ad oggi sono cinque anni che ho la moto.
Che cos’è per te la moto e cosa ha cambiato nella tua vita?
Ho preso la moto in un modo un po’ particolare. L’ho comprata in dieci minuti non avendone mai guidata una e senza patente. Era un periodo molto difficile, di nervosismo e depressione mista ad esaurimento. Un mio amico meccanico vendeva una moto perché chi doveva comprarla non l’ha più voluta, un giorno si è sfogato con me e io in cinque minuti gli ho detto: senti, la prendo io.
Da quel giorno ho la mia moto, ho imparato ad usarla nonostante sia molto pesante, è un Iron 883 della Harley Davidson.

La prima volta che questo amico mi ha fatto salire in sella l’ha fatto a moto spenta, non si fidava assolutamente di me. Mi ha fatto fare un’ora spingendomi e cercando di farmi rimanere in equilibrio. La sera dopo, per la seconda lezione , si è presentato con uno scooter dicendomi che forse era meglio iniziare con qualcosa di più semplice. Ha anche cercato di farmi vendere la moto dicendomi che non era uno sport per me. ma in realtà ormai eravamo troppo innamorate l’una dell’altra.
Ad oggi quando sono nervosa salgo in sella, faccio un bel respiro e si cancella tutto.
Anche le persone che mi conoscono non sono rimaste molto stupite da questa mia scelta, sono abituati alle mie strampalerie.
Ho la fortuna di avere a fianco mio fratello che mi accompagna nei giri, lui con la sua smanettona ed io con il mio cancello.
Quanto influisce nella tua vita quotidiana la moto: umore, paura, autostima ecc?
Affrontare una cosa del genere a 37 anni e non avendo mai guidato una due ruote per me è stata una bella prova. Prendere in mano un aggeggio così quando poi hai la sicurezza di una macchina è una sfida importante, però come tutte le cose volevo farlo e l’ho fatto.
Influisce molto sull’umore, mi calma e con il lavoro e la vita che faccio ci sono spesso le giornate in cui sono sovraccarica, è la mia valvola di sfogo.
Non ho bisogno di andare in giro a fare la smanettona, mi basta sentire il rumore del motore, l’aria in faccia, andare per strade boscose in zone tranquille e tutto si quieta.

Viaggi importanti?
Viaggi importanti veri e propri non ne ho fatti, tutti spostamenti non molto lontani da casa. Ho la fortuna di abitare in un posto dove anche in giornata si fanno dei bei giri tra laghi e montagne.
Il viaggio più importante è stato con mio fratello intorno al lago di Como. In realtà la sua bellezza è legata alle prime volte: al freddo pungente, alla notte, tutte quelle esperienze che ti fanno scoprire cos’è davvero la moto senza essere il motociclista della domenica che se piove o fa troppo freddo non esce di casa.
Più che il viaggio vero e proprio mi sto godendo tutte queste piccole esperienze che mio fratello mi sta facendo fare da motociclista vero ed è molto bella la sensazione che ti porti dietro quando rientri a casa la sera con le mani congelate e il corpo intorpidito e dici: ce l’ho fatta, sono tornata a casa e non mi sento più le mani.
Un sogno da realizzare su due ruote?
Il viaggio in America, nei grandi parchi, o il sud est asiatico anche se diciamo che il sud est asiatico mi attrae proprio perché è la zona in sé a piacermi ma idealmente la lego meno alla moto mentre i parchi d’America li sento molto di più in sella ad un motore tuonante.
Mi sono avvicinata all’Harley anche se sono salita su tante moto, proprio per la sua filosofia di viaggio senza dover correre o dimostrare per forza qualcosa. Mi piace il rumore, l’andamento lento da osservatore. Mi fa andare con la testa mentre viaggio con il corpo.

Cosa ti spaventa della moto?
Non è la moto a spaventarmi ma le persone. Quando viaggio nel traffico sono veramente molto cauta perché mi rendo conto che c’è poca gente attenta nei confronti dei motociclisti.
Adesso ho un progetto di customizzazione e chi mi sta facendo il lavoro ha l’ordine di farla il più rumorosa possibile, non tanto per vezzo ma per farmi sentire quando arrivo perché è l’unica cosa che mi mette molto a disagio e di persone poco attente in strada ce ne sono veramente molte. Quindi sarò rumorosissima…
Che consiglio daresti alle donne chi si avvicinano per la prima volta alle due ruote?
Non fatevi impaurire da niente, specialmente da quello che non conoscete, quindi provate. Questo in realtà vale un po’ per tutto nella vita. Non fatevi intimorire dal fatto che sembri solo per uomini perché non lo è assolutamente. Non dite mai come faccio o non ci riesco, io sono 40 kg e la mia moto pesa 267 kg a serbatoio vuoto, quindi se posso io possono tutti.






