27 Giugno 2026 – Il Pontile di Ostia
Il Pontile di Ostia, al tramonto, è uno di quei luoghi dove ci si ferma volentieri qualche minuto in più. C’è chi passeggia, chi fotografa il Sole che lentamente scompare sul Mar Tirreno e chi si concede gli ultimi colori della giornata.
Ho notato un gruppetto di sei motociclisti.
Non avevano l’aria di chi sta tornando da un giro. Al contrario. Erano rilassati, sorridenti. Alcuni si fotografavano davanti allo striscione di MotoMorfosi. Altri riempivano con estrema cura piccole ampolle di vetro con l’acqua del mare.
Per qualche istante li ho osservati.
Riempivano piccole ampolle di vetro con la stessa attenzione con cui si conserva qualcosa che si teme di perdere.
Sono rimasta in silenzio. Non volevo interrompere quel gesto. Mi sono limitata ad aspettare che uno di loro alzasse lo sguardo.
«State partendo adesso?»
Fra i sorrisi del gruppo mi risponde Angelo Remedia, presidente della ASD MotoMorfosi.
«Sì.»
Indica il mare.
«Vogliamo accompagnare stanotte il Mar Tirreno all’incontro con il Mare Adriatico… ma con un quid pluris.»
«Un cosa?»
Sorride.
«Domani chiamami.»
Per un attimo penso a una battuta.
Poi guardo meglio quelle ampolle, le motociclette pronte per il viaggio e gli sguardi di chi le circonda. Nessuno sembra scherzare.
«In moto?»
«Solo in moto. Solo di notte.»
«Niente autostrada?»
«Perché le autostrade servono ad arrivare. Noi, stanotte, dobbiamo prenderci cura dei nostri speciali compagni di viaggio.»
Per un istante il mio sguardo si sposta dall’ampolla ai volti del gruppo.
Qualcuno sorride.
Qualcuno saluta.
Qualcuno abbassa la visiera del casco.
Qualcuno tiene ancora fra le mani la propria ampolla.
“Di chi sta parlando?”
La curiosità, a quel punto, prende inevitabilmente il sopravvento.
Angelo mi racconta che stanno per partire per la prima edizione della Traversata Notturna d’Italia – La Miscellanea dei Mari con Polvere di Stelle.
Non una gara.
Non una prova di resistenza.
Un viaggio pensato per accompagnare il Mar Tirreno all’incontro con il Mare Adriatico, attraversando la notte.
«E poi?», gli chiedo.
Sorride ancora.
«Scusami, ma non posso restare. Le stelle mi aspettano. Se vuoi, domani chiamami.»
Prima di indossare il casco mi indica la locandina dell’evento.
In fondo, quasi nascosta, leggo una frase.
“Chi ci sarà, capirà.”
I motori prendono vita.
Una dopo l’altra, le moto si allontanano dal Pontile.
Rimango a guardare le ultime luci rosse sparire nella sera.
La risposta arriverà soltanto il mattino dopo.
La mattina successiva, poco dopo le sei, la curiosità ha la meglio.
Prendo il telefono.
«Allora… siete arrivati davvero?»
Dall’altra parte qualche attimo di silenzio.
Poi un sospiro.
«Avevi dubbi?»
Stavolta sono io a sorridere.
«È andato tutto liscio? Non hai mai avuto paura che qualcosa di importante potesse andare storto?»
Sorride.
«Una volta sola.»
«Ho avuto paura di arrivare troppo tardi.»
«Troppo tardi per cosa?»
«Per l’appuntamento con gli astronomi di Campo Imperatore.»
Mi racconta che, cambiando percorso, avevano accumulato quasi un’ora e mezza di ritardo. Li aveva avvisati della partenza, ma temeva che, dopo tutta quell’attesa, rinunciassero e tornassero a casa.
«E invece?»
«Quando arrivammo gli chiesi se si fosse preoccupato.»
«Mi rispose: “Sì”.»
Fece una pausa.
«Poi aggiunse: “Da quassù si vedeva un serpentello di fari risalire la montagna. Ho capito che eravate voi. Allora ho preparato i telescopi.”»
Pochi minuti dopo arrivano sul telefono alcune fotografie.
Le apro una dopo l’altra.
Il viaggio è finito.
Eppure ho la sensazione che quelle immagini raccontino soltanto una parte di ciò che hanno vissuto.
Mi torna in mente una frase pronunciata la sera precedente.
«Le fotografie racconteranno il viaggio. Non riusciranno a raccontare tutto.»
Forse aveva ragione.
Perché alcune esperienze lasciano tracce che non entrano dentro un’immagine.
Fra una fotografia e l’altra compare una piccola ampolla di vetro.
Dentro ci sono il Mar Tirreno e il Mare Adriatico, uniti nello stesso piccolo spazio.
Sul fondo, alcuni sassolini raccolti a Campo Imperatore evocano la Polvere di Stelle.
Solo in quel momento comprendo il senso di quella risposta che, sul Pontile di Ostia, mi era sembrata quasi frettolosa.
«Le stelle mi aspettano.»
Non era un modo per congedarsi.
Era un appuntamento vero.
Ripenso allora a quella domanda fatta sul Pontile di Ostia.
«State partendo adesso?»
Oggi credo di aver capito che non stavano semplicemente partendo.
Stavano dando vita a un’idea.
E forse quella frase letta sulla locandina non voleva spiegare nulla.
Voleva soltanto lasciare una promessa.
“Chi ci sarà, capirà.”
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